Ciao miei cari fantasiosi lettori, Questa è la seconda parte del capitolo di "Amato e lo sconosciuto".
In questi giorni mi hanno detto che il mio modo di scrivere è da raffinare. Anche se lo hanno detto gentilmente io ci sono rimasta male, al punto di non sapere se scrivere ancora, chiudere questo blog o tenerlo come " Blog-Notes" ;) (Block notes) e ho deciso per la seconda opzione.
Come forse avrete letto, questo blog mi servirà a tenere in ordine i vari racconti, per poi ampliarli in futuro quando tutto ciò avrò preso una forma sensata.
Spero che vi piaccia anche questa seconda parte.
“eh si.. la
musa dei poeti mi ha abbandonato.. oh Polinnia! Dove sei!”
disse stringendo
saldamente con una mano una bottiglia di vino vuota e agitandola in
aria.
“Senti Amato,mi
è venuta un’idea!” disse Ettore alzandosi dal tavolo barcollando
“Ho un piccolo
locale, uno spazio libero in paese, i miei genitori non lo usano da
parecchio tempo, potresti usarlo per fare qualcosa che ti piace! Che
dici?”
“Potresti
offrirmi una somma simbolica.. la somma sufficiente perché io possa
pagarmi il viaggio che desidero fare da un pezzo e tu avresti il tuo
negozio!”
“Affare fatto!”
rispose con la voce stravolta dall’alcol.
“Che
meravigliosa idea! Potrei aprire un negozio!”
“Già! Ma di
che cosa?”
“Un negozio
speciale! Che risponda ai desideri chi qualsiasi persona soprattutto
dei bambini,
insomma tu hai
messo da parte un po’ di cose qui!” disse prendendo in mano un
oggetto aggiustato da Amato.
“Vediamo tanti
bambini che non hanno spesso nulla con cui giocare..”
“effettivamente
sarebbe qualcosa a cui avrei pensato spesso..”
“Allora?! Cosa
aspetti?” disse Ettore agitando le mani in aria
“D’accordo!
Affare fatto!”
Si strinsero la
mano con l’accordo di andare l’indomani a vedere il posto.
Presero il treno
che li condusse al proprio paese Natale.
La chiesa era
sempre li, con affianco al cimitero silenzioso e solenne, una signora
vestita di nero intenta a mettere fiori sulla tomba di qualche
parente alzò lo sguardo curiosa dai due nuovi arrivi. scrutò
minuziosamente le loro persone e poi riprese a fare quel che stava
facendo.
Arrivarono al
luogo prestabilito avendo terminato la lunga salita prima della
chiesa. C’era qualche persona nelle vicinanze che svolgeva le sue
azioni quotidiane, c’erano altri negozietti nei dintorni ma pochi.
Il resto delle case erano fatiscenti cumuli di pietra rimaste in
piedi non si sa in che modo.
Il negozietto era
nella piazza centrale, sufficientemente in vista ma allo stesso tempo
un po’ nascosto.
“Bene.. questo
è il negozio!” disse Ettore con il fiato corto
“Come vedi lo
spazio non è grandissimo,ma da qualcosa si deve pur cominciare..”
si tenne una mano dietro la schiena per sostenersi dalla fatica.
“Giustissimo
amico mio” rispose Amato.
“Però devi
tornare a trovarmi, promettimelo.”
“Stanne certo
mio compagno di avventura.. Verrò a vedere come te la cavi” disse
togliendosi la giacca marrone in velluto.
Dopo aver
rispettato il patto concordato la sera prima si salutarono
abbracciandosi e augurandosi tutto il meglio l’uno nei confronti
dell’altro.
L’ormai ex
avvocato fece un giro di chiavi e aprì la porta del negozio che si
aprì a fatica ostacolata dalla ghiaia e dal terriccio accumulatasi
negli anni, entrò e ad accoglierlo fu una nuvola di polvere che si
levò in aria colpendolo in pieno viso facendolo tossire
ripetutamente.
Lo spazio era
molto piccolo ma alto. Volgendo lo sguardo verso l’alto Amato vide
delle scale arrossate dalla ruggine in cui vi erano appoggiati degli
utensili che dovevano essere stati lasciati lì da tempo.
Fece scorrere una
dito sulla superficie del vecchio e polveroso tavolino abbandonato
vicino ad una vetrinetta aperta lasciando una scia rivelando il vero
materiale del mobile.
Lo sguardo di
Amato toccò ogni oggetto di quella stanza,la poca mobilia che
giaceva in quello spazio spoglio,carte di giornali sparsi, qualche
lenzuolo o scarto di tessuto ammucchiato agli angoli, qualche arnese
da lavoro, e la muffa negli angoli del soffitto altissimo,ispirò
profondamente ad occhi chiusi cercando di riflettere sul da farsi,
pensò a cosa fare guardandosi attorno, lo spazio non era grande ma
era sufficiente per iniziare e organizzandosi bene il negozio poteva
anche risultare accogliente.
Uscì per
prendere un po’ d’aria, con le mani nei fianchi osservò la
piazza e alcuni bambini che giocavano con una palla di pezza, un
ricordo affiorò nella sua mente, quando giocava con i bambini che
abitavano li attorno, pensava a cosa stessero facendo in quel
momento. Ricordava che Forse ne avrebbe incontrato qualcuno ora che
si era trasferito in paese,e forse avrebbe incontrato anche i suoi
genitori che ancora non sapevano nulla della sua scelta. Aveva scelto
da solo cosa fare veramente della sua vita e ne era fiero. Certo,
fare l’avvocato sarebbe stato più remunerativo e avrebbe dato più
valore alla famiglia, ma non avrebbe fatto la sua felicità.
A presto...Sibilla
Secondo me vai forte così! :)
RispondiEliminaCiao Melinda! Grazie mille!Mi rendi felice!
EliminaA presto..Sibilla
A mio parere è già una narrazione bella così, non c'è nulla da raffinare.
RispondiEliminaNon lasciare di scrivere, non abbandonare questa capacità che hai e che esprimi molto positivamente.
E poi si migliora, se è il caso, solo scrivendo, scrivendo senza mai stancarsi....
Ciao , grazie delle visite
Ciao Adriana!Grazie mille del tuo bellissimo commento! Sono molto felice!Sono stata tentata di farlo ma non lo farò! Cercherò di continuare,non solo perché mi diverto ma soprattutto perché non voglio perdere il vostro affetto!
EliminaGrazie ancora, a presto..Sibilla
Ciao Sibi! ottima questa seconda parte,vai avanti così!
RispondiEliminaCiao Lady Ghost! Grazie mille!
RispondiEliminaA presto...Sibilla
Ed io che ti avevo appena risposto sul mio blog sollecitando la pubblicazione... Aspetto la terza parte e poi mi stampo il tutto. Purché non sia prevista una quarta puntata. Un amichevole abbraccio.
RispondiEliminaCiao Elio! Grazie mille! La terza parte arriverà presto!
RispondiEliminaUn abbraccione!
A presto..Sibilla